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Sito realizzato e curato da Irene Torresan e Matteo Di Poce ©

Poetry Box - Taccuini d'Artista in scatola

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Queste Poetry Box pur essendo il cuore pulsante e appendice del
Progetto ©Archivio Internazionale ”TACCUINI D’ARTISTA” di Donato Di Poce, (www.taccuinidartista.it), ha una sua specificità e originalità, e un duplice scopo: didattico e focus poetico su un media che ha caratterizzato le avanguardie del ‘900 e ancora denso di contaminAzioni e sviluppi. 

La scatola, come contenitore ma anche come matrice di senso e di messaggi, custode di sogni e segreti, culla di semi visionari e poetici, in cui immagina, segno,
parola e visione si contaminano felicemente e diventano scrigni magici di poetiche di importanti artisti Internazionali e di Alunni della scuola sapientemente guidati e seguiti da Mauro Rea.

 

“La poesia è una cometa di silenzi
Che c’indica la via della bellezza
Mentre noi calpestiamo zolle d’inchiostro”.

Casa Editrice: i Quaderni del Bardo (di Stefano Donno)

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Donato Di Poce

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PREFAZIONE

La cultura del “Reperto Estetico” La sabbia nera dell’Elba diventa un tappeto spirituale per eclissi esistenziali; le “Pietre” di Cortona
diventano nelle sue mani scudi araldici di bellezza primordiale e chiave architettonica per portali estetici; I suoi “Cancelli” dorati sono cattedrali di luce nel deserto dove i suoi simboli giocano la partita a carte con la vita e le sue “Nature Morte”, altari estetici che celebrano la bellezza dell’Arte. Ennio Bencini, figlio d’Arte del padre noto pittore post-macchiaiolo, ha respirato da giovane

Queste poetry box, spesso sotto forma di libro d’artista, altre volte di contenitore informale delle più ardite sperimentazioni di linguaggi artistici (disegno, poesia visiva, collage, fotografia, poesia), a volte di pure provocazioni visive, raccolgono i disegni preparatori degli artisti, i diari, i dessins e i collages, le sinopie, gli “skethbook”, i progetti, i “carnets” gli scarabocchi, la “mail-art” e i “libri monotipi”, in una parola “I percorsi nascosti della creatività”, che ci permettono di entrare nelle “stanze segrete” e negli “atelier” degli artisti, di
sbirciare dal loro buco della serratura, per vedere, toccare, leggere, “i taccuini segreti degli artisti”. Queste poetry box, vanno di pari passo con l’originalità dei”Taccuini d’Artista” e della Street Art di cui condividono la pura passione della ricerca e della comunicazione più intima e vera. Un grido esistenziale tra ricerca artistica e condivisione dell’intimità cosmica, una ricerca di etica e solidarietà che traccia in
modo indelebile il cammino dell’umanità. Giova forse sottolineare che questo genere ”scatola d’artista” è diverso sia dalla
poesia visiva che dal libro d’artista tout-cour, che ai diari, trova il suo ideale precursore nella scatola verde di Duchamp e nelle valigie di Filliou, non tanto per la forma estetica ma piuttosto per l’atteggiamento poetico di documentare quotidianamente il processo di lavoro creativo, i percorsi nascosti della creatività, attraverso foto, disegni, appunti, oggetti, schizzi preparatori, etc…
Queste scatole d’artista, diventano un nuovo alfabeto delle idee e testimonianza di un’irriverenza scritta con il respiro per tornare ad essere una matrice di visioni, pur mantenendo integra la loro forza di preghiera laica, la loro grazia aurorale e l’incanto metafisico di una reliquie estetiche. E sono nel contempo quasi indefinibili essendo tante cose insieme:
1) Una grammatica di icone, segni e scritture
2) La genesi inconscia di un fondamentale e nuovo medium comunicativo

3) Un’azione creativa e un libro di sogni
4) Un esercizio di libertà, creatività e d’ intimità con il mondo
 

Alcuni artisti hanno valorizzato la parte esterna della scatola, altri quella interna, i contenuti segreti, altri ancora hanno creato interessanti effetti finestra o valigia, (Stefania Sbarbati – Roberto Apostolo) o un’interazione tra varie forme espressive, un’osmosi tra interno/esterno spesso in dialogo con la POESIA(Anna Boschi – Fausta Dossi- Max Marra, Giovanni Ronzoni, Gaetano Orazio-Mauro Rea-Achille
Pace – Fumiyo Tamegaya). Tutto ciò spiega, l’interesse sempre crescente per i “taccuini” di Leonardo, furbescamente chiamati “codici ” dall’industria mondiale del best-seller, per i magici “schizzi su lettera” di Van Gogh, per gli “Cahier” di Picasso, per la “valigia
verde” di Duchamp, i taccuini di Artaud , i progetti degli “impacchettamenti” di Christo e Janne Claude. In una poesia dedicata a Picasso, c’è un verso dell’amico Man Ray del 1937, che dice:  ”Hai persino inventato il soggetto…” e in una dichiarazione di Picasso, fatta due
anni prima di dipingere Guernica, afferma: “Sarebbe molto interessante fissare fotograficamente non gli stadi, bensì le metamorfosi di un dipinto. Si potrebbe allora, forse, scoprire il sentiero percorso dal cervello nell’atto di materializzare un sogno…”.


E Picasso che cercò di diventare e dipingere come un bambino per tutta la vita, avrebbe gioito nel vedere la libertà espressiva e la forza estetica delle ”scatole d’Artista” realizzate dai ragazzi della scuola di Capistrello. Dopo aver visto questa mostra ed essere entrati in queste scatole d’artista, siamo tutte anime inquiete che cercano la loro scatola di poesia, siamo vite spezzate che vogliono conservare il respiro dell’incanto, siamo tutti delle poetry box inesplorate, inascoltate, invisibili, delle scatole vuote da abitare in cui germogliano le comete
del desiderio.